2005 // Leaf

The Milk of Human Kindness

Caribou

Questo disco di Caribou è già dal titolo una dichiarazione di intenti. Appena premiamo play veniamo catapultati in questo mondo colorato, giocoso, saltellante, casinaro, solo raramente velato di malinconia. Per quaranta minuti possiamo immergerci e pensare che vada tutto bene, che, in fin dei conti, il mondo è un gigantesco luna park.

Daniel Snaith gioca con un genere che potremmo chiamare sampledelica, o forse folktronica, o forse non saprei. Le canzoni sono un continuo monta e smonta di piccoli campioni di qualsiasi tipo: percussioni, chitarre, voci, suoni ambientali, orologi, suoni elettronici e la lista è ancora lunga e da scoprire. Quello che coinvolge più di ogni cosa è il continuo saliscendi delle tracce che cominciano magari con un ritmo meditabondo, e si aprono a impennate improvvise a ripetizione. Alcune sono poco più che abbozzi, altre spiccano per la loro capacità di coinvolgere: la primissima Yeti, Bees, con il suo climax pazzesco e l’ultima Barnowl. Mi ricorda, in parte, Rounds di Four Tet. Forse il sound generale è simile, ma qui troviamo una libertà e una voglia di sperimentare ancora più grandi.