I dischi più belli che ho ascoltato nel 2025

Cosa mi spinge ancora a scrivere di musica, dopo tutti questi anni? Cosa mi spinge ancora a cercare la parola giusta per descrivere la grana di un sintetizzatore o la potenza di un kick o l’emozione di un passaggio ambient? Non è una domanda retorica: è che davvero so darmi una risposta. È che so, razionalmente, che le parole non potranno mai rendere giustizia ad un disco, eppure continuo nonostante tutto a provarci. Dopo tanti anni, mi rimane ancora difficile parlare di musica. Mi rimane difficile trovare le parole giuste, scrivere l’essenziale per restituire la bellezza di quello che ho ascoltato. Ma continuo a provarci.

E quindi, ecco i miei dischi preferiti del 2025, in nessun ordine particolare. Sono dischi che hanno brillato più degli altri, che mi hanno stupito ed emozionato e lasciato a bocca aperta. Il mondo per come lo conosciamo sta consumandosi e finendo davanti ai nostri occhi, eppure io sono sempre qui a descrivere l’ennesimo EP di hypnotic techno. Non fa ridere?

., MYSS KETA (Island Records, Universal, 2025)

All’inizio di quest’anno ho ascoltato “.” – sì, è proprio il nome del disco – molte volte. Ci sono ritornato ancora ed ancora. In un periodo che sentivo privo di stimoli all’inizio e poi pieno di ansia e novità, “.” è stato il mio disco comfort. Tra tutti i dischi di M¥SS KETA, questo mi sembra il meno ambizioso, eppure il più vero e il più personale. Qualunque team di persone ci siano dietro la maschera, mi sembra si siano davvero divertite a produrlo, senza sovrastrutture, senza voler cercare a tutti i costi la canzone che diventasse virale, la PAZZESKA o UNA DONNA CHE CONTA, per intenderci. Nonostante questo, il disco rimane furbo come tutta la musica di M¥SS KETA, sempre creativa e magnificamente prodotta, ma senza dimenticare di strizzare l’occhio ai trend. Al di là dell’attualità, però, il suono del disco è quasi sempre molto classico, anzi nostalgico, una continua citazione alle atmosfere italiane anni ’90. È trash, certo, ma trash fatto con amore.

M¥SS KETA è un personaggio costruito ad arte, una mescolanza di mondi e citazioni che si incontrano. Entrare nella sua musica significa entrare in una fantasia ipnotizzante e sfaccettata. È questo, credo, che la rende così irresistibile: l’aver saputo creare una fantasia di sensualità, glamour, moda, sperimentazione e libertà senza confini. Non sappiamo cosa c’è sotto la maschera e in fondo non importa nulla, a contare è il racconto del suo personaggio: che possiamo essere forti e bellǝ, se solo lo vogliamo.

Transport, Juan Atkins & Moritz von Oswald Presents Borderland (Tresor, 2016)

Transport è uno di quei dischi rimangono in un angolo senza paura di passare inosservati: oscuro, minimale, sempre elegantissimo. Un esercizio di infinita eleganza techno. Un disco che si muove nel mondo dell’elettronica minimale, dalla deep techno, alla dub techno, alla deep house, senza inventare nulla, senza stravolgere nulla, ma facendolo benissimo. Sono traccie senza grandi colpi di scena, che si svolgono con pazienza. Come in questi casi, è la ricerca del timbro e della consistenza perfetti a rendere la musica speciale. Batterie prodotte alla perfezione, melodie ambient, un uso parsimonioso anche del noise e del rumore. La mia traccia preferita, Riod, è un ritmo deep house, con una melodia sognante che cresce lentamente, riverberando e scintillando.

DJ-Kicks, Logic1000 (!K7 Records, 2025)

Il DJ-Kicks della produttrice Logic1000 è un esercizio in lentezza. Mai andare veloci, sempre prendersela con estrema calma: ritmi languidi e rilassati, melodie sognanti, vocalizzi sensuali. È un mix raffinato che spazia dalla downtempo, all’hip-hop, ad altri indefinibili mondi, tutti però dominati dal groove più rilassato. Si va dal club decostruito di Shush, al canto sensuale di Somebody, alle esplorazioni analogiche di Staying Here. Solo con Scorpio l’energia del disco inizia a crescere, infilando ritmi più incisivi, bassi più profondi, ma mai troppo.

Per dire: è musica per aperitivi fighetti o per finte scene di sesso in un film, ma in ogni caso musica meravigliosa. Un morbido tappeto sonoro che si muove e si increspa, ma appena appena.

Canti di Terra d’Otranto e della Grecia Salentina, Canzoniere Grecanico Salentino (Cetra, 1977)

Canti di Terra d’Otranto e della Grecia Salentina è un disco fondamentale, perché è l’inizio del movimento musicale di riscoperta della musica popolare salentina. Il primo momento in cui qualcuno ha pensato di recuperare i canti tradizionali salentini prima che fosse troppo tardi, provando a restituirli, reinterpretandoli, su disco. Anche se ora la musica folk salentina è quasi totalmente appiattita sulla pizzica, Canti di Terra d’Otranto e della Grecia Salentina spazia attraverso le mille sfaccettature dei canti popolari: dai canti di lavoro dei contadini (Camina ciucciu e Fimmine fimmine) alle ballate d’amore in lingua grika (Kalì nifta), dalla pizzica (De sira) ai canti religiosi (La passione).

Ho ritrovato, in questo disco, il suono della mia terra, ma mai banalizzato, mai trattato in maniera macchiettistica: un suono scabro ed essenziale, emotivo e malinconico. È un suono lontano anni luce da tutto quello che siamo abituati ad ascoltare ogni giorno: costruito con pochi e semplici strumenti e quasi tutto affidato alla voce. Una voce che è spesso polifonica: alta, sostenuta, emotiva, lenta.

Crystal Castles (II), Crystal Castles (Polydor, 2010)

Crystal Castles (II) è un disco inaspettato, dove mondi diversi si uniscono. Apparentemente punk ed adolescenziale, costruito sul rumore e sulla distorsione, su canzoni grezze e spuntate, in realtà si apre a grandi melodie e crescendo di bellezza. Crystal Castles (II) parte da un’idea banale, cioè l’incontro tra l’elettronica e un punk da cameretta, e per questo mantiene sempre qualcosa di ingenuo ed adolescenziale. Le canzoni sono costruite su basi di drum machine e melodie estremamente analogiche, infarcite di distorsione, rumore e dissonanza. Su questa costruzione, Alice Glass canta un canto malinconico e misterioso, ma anche questo corroso e confuso nella distorsione e nel noise.

Apparentemente un disco sincero e adolescenziale, è in realtà un suono molto più ricercato e complesso di quello che si intuisce a primo ascolto.

SickElixir, Blawan (XL Recordings, 2025)

Blawan ha deciso di lanciarsi all’avanguardia del suono del futuro, immaginando nuovi mondi attraverso la techno e la musica elettronica. Quello di Blawan è un futurismo devastato e frammentato, forse davvero il futuro che ci aspetta dietro l’angolo, forse solo uno dei suoi possibili scenari. Pochi produttori, in questo momento, possono dire di portare avanti un suono così immaginifico, così innovativo e totale. Blawan ha curato questo suono attraverso i suoi ultimi EP (Dismantled Into Juice e BouQ), ma in questo disco questa svolta diventa totale e completa.

Un basso cupo, che riempe ogni spazio, una batteria distorta e schizzata, campioni vocali manipolati fino ad essere grotteschi e straniati. E, poi, su tutto, le straordinarie melodie: distorte, graffiate, psichedeliche. Il suono è filtrato e manipolato in modi che non posso immaginare, la produzione è semplicemente eccelsa. Rabbit Hole è un sogno allucinato di batterie metalliche, che cresce grazie alla voce malinconica di Monstera Black. Le texture tridimensionali e asimmetriche di Creature Brigade ricordano invece l’hyperpop di SOPHIE, ma queste tracce sono solo alcuni esempi del viaggio allucinato e cavernoso che è SickElixir.

Il futurismo di Blawan è un mondo irriconoscibile, a metà tra l’acciaio e la plastica, fatto di distorsione e melodie che sembrano corrodere e graffiare, rubando al respiro tutto il suo spazio.

Perpetual Emotion Machine, Avalon Emerson (Dead Oceans, 2025)

Vorrei parlare bene di questo EP, snocciolare tutti i riferimenti e le influenze e i campioni, ma tanto non credo proprio di esserne capace e me li perderei quasi tutti per strada. E allora faccio soltanto una lista della spesa e dico che Avalon Emerson è una folle totale e ha fatto queste canzoni che vanno da quelle ballabili e anche cantabili fino a quelle che spingono di più, dall’house alla techno al quasi-garage agli inni rave più classici (Next is E di Moby) a non so neanche cosa, e sono colorate e geniali e divertentissime e non mi stancherò mai di ascoltarle, e vorrei davvero ballarle in un club perché sono meravigliose.

Peel Session, The Black Dog (Warp, 1999)

Questo breve disco suona inconfondibilmente IDM anni ‘90, e lo dico senza una punta di critica. Anzi, a volte è proprio bello tornare ad un suono così classico, eppure così creativo. Da persona che non era nemmeno nata nel 1999, i Black Dog – accanto ad altri mostri sacri come Autechre e Aphex Twin – mi sembrano la prova che quegli anni ‘90 fossero davvero speciali. Infatti, queste sono tracce creative, divertenti, fatte da persone che sperimentavano e se la stavano spassando un mondo. Unendo il trip-hop a suoni più ricercati e sperimentali tipici dell’IDM, a sprazzi presi dalla cultura rave, è un disco rilassante e creativo. Semplicemente un bell’ascolto.

Make It Better / Restless Sleep, Josi Devil (Hessle Audio, 2025)

Hessle Audio parla di intersezione fra tradizione e futurismo, e direi che è decisamente appropriato: la tradizione è l’ovvia ripresa del suono UK Garage più classico, il futurismo è la straordinaria e cristallina produzione di queste due tracce.

Make It Better è una classica traccia garage, con un basso profondo e potente e un wooble bass da far tremare le pareti. Uno scintillante campione vocale molto house completa tutto. Ma per me è Restless Sleep a farla da padrone: un cupo e distopico sogno. Lanciati nello spazio, osserviamo tutto muoversi a rallentatore. La sismica vibrazione del basso scandisce il tempo. Una batteria cristallina ed erratica, un campione vocale frammentato e accelerato, un basso così deep da passare quasi inosservato, intersezioni sonore in lontananza, un’atmosfera buia e sospesa. Soprattutto, un suono perfetto e cristallino.

Dougla / Kiln, Thomas Ridley (A Place To Find The Others, 2024)

Queste due tracce strordinarie sono un manifesto di potenza e capacità di creare tensione attraverso distorsione e melodie corrose. Dougla è un deconstructed club: su una batteria erratica e distorta si alza un suono frammentato e vorticante e un sintetizzatore drammatico. Tutta la traccia è un labirinto distopico di distorsione, un inseguimento futuristico al rallentatore. Kiln è veloce e potente: un’implacabile cavalcata techno affogata di distorsione. Un esercizio in tensione che cresce fino ad esplodere nel crescendo finale. Una traccia che sul dancefloor spaccherebbe tutto.

Thomas Ridley sa creare un suono davvero originale e avanguardistico, oscuro, profondo, grazie ad un sound design semplicemente incredibile.

Modulations, Oscar Mulero (Semantica, 2025)

È che io c’ho st’ossessione per la techno ipnotica ma proprio quella che più ipnotica non si può, e non ci si può fare nulla. Per questo trovo Modulations di Oscar Mulero un EP semplicemente perfetto, una ricerca nel regno più ipnotico della techno: veloce, precisa, chirurgica. Le melodie sono veloci e incalzanti, si arrotolano e si avviluppano su se stesse, fanno roteare con loro anche i neuroni, sciolgono i circuiti cerebrali.

Articolo pubblicato il 31 Gennaio 2025

Vuoi ricevera una notifica quando pubblico qualcosa? Iscriviti alla newsletter.