
2025 // Island Records // Universal Music Group
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M¥SS KETA
Uno dei più straordinari eventi nazionalpopolari che la mia generazione ha vissuto sono state le performance di Achille Lauro al festival di Sanremo, nel 2020. Infatti, prima che, come negli ultimi anni, si piegasse docilmente alla noia mortale dei dettami della televisione meloniana, Achille Lauro fece una serie di apparizioni molto divertenti a Sanremo. Sto dicendo tutto questo senza una punta di ironia e, anche se non sembra, tutto questo ha a che fare con M¥SS KETA. Ma, prima di arrivare a lei, ci vuole un momento di pazienza.
Ricordo che Achille Lauro, in quei giorni, era riuscito a monopolizzare l’attenzione: tutti ne parlavamo costantemente. Non eravamo abituati ad un artista che osasse così tanto sfidare le aspettative di un festival ingessato – e noiosissimo – come quello di Sanremo. Anche se non ufficialmente, il vero vincitore di quell’edizione era stato lui: questo era fuori discussione. Achille Lauro aveva dimostrato all’Italia cosa volesse dire fare spettacolo, saper usare il proprio corpo e la propria immagine per costruire una storia, per realizzare un ipnotizzante mondo parallelo, che durava per quei pochi minuti concessi alla performance. Daniele Cassandro scrisse allora, a proposito delle sue apparizioni e del dibattito che avevano scatenato: “La finzione, il teatro, il glamour sono una corazza per non far trapelare nulla di quella “spontaneità” e “verità” che sono la linfa vitale della mefitica cultura dei talent show. Lauro ha semplicemente mostrato a una generazione di adolescenti e di ventenni, venuta su a Grande Fratello e Amici di Maria de Filippi, che la pop star può anche non essere un cane ammaestrato, un piazzista di felpe o di pandori o un caso umano da lacrime a comando. Ha dimostrato anche che un artista italiano può permettersi il lusso di non usare l’urticante simpatia dell’animatore da villaggio turistico o l’untuosità del capo scout più grande che sa suonare la chitarra.”
Aggiunse, poi, un’altra riflessione importantissima: “Pensiamo all’origine della parola glamour. Viene dall’antico scozzese glamer che vuol dire rumore, ma anche incantesimo, malìa, miraggio. Il glamer è un incanto che un mago o una strega lanciano su un mortale per farlo sembrare più potente, più bello, più amabile. È una magia d’amore che lega due persone o un incantesimo di guerra che fa apparire un soldato nella sua armatura fulgido e invincibile. Il glamour è un inganno, un’illusione, un artificio.” E tutto questo da Achille Lauro ci riporta a M¥SS KETA, perché se per il primo è stato un breve e sorprendente esperimento, la seconda non ha mai spesso di essere glamour, cioè di giocare con le maschere, di trasportare chi la ascolta in un mondo incantato e fittizio.
È questo, credo, che rende M¥SS KETA così irresistibile: l’aver saputo creare una fantasia di sensualità, glamour, moda, sperimentazione e libertà senza confini. Non sappiamo cosa c’è sotto la maschera e in fondo non importa nulla. A contare è cioò che il suo personaggio racconta: che possiamo essere forti e bellǝ, se solo lo vogliamo. M¥SS KETA è un personaggio costruito ad arte, una mescolanza di mondi e citazioni che si incontrano. Entrare nella sua musica significa entrare in una fantasia ipnotizzante e sfaccettata.
Le persone queer, che pure hanno spesso dovuto nascondersi contro la propria volontà, conoscono benissimo il potere delle maschere e della finzione. Giocare con i vestiti, con il trucco, con la performance, con l’inganno, sono un modo per essere più forti e potenti. Per esplorare tutti i mondi e le possibilità che possiamo abitare. Quando gioco con me stesso, quando mi trucco e mi vesto come dico io, mi sento forte e potente perché sto creando da me la mia fantasia e il mio mondo, anche se solo per una sera. Mi sto impadronendo della mia narrazione. Sì, la fantasia può essere politica. Creare un personaggio che esprima queerness, potere e libertà è politico perché mette in scena un mondo possibile. E, a pensarci bene, giocare ad immaginare possibili alternative è una cosa che abbiamo quasi completamente smesso di fare.
All’inizio di quest’anno ho ascoltato “.” – sì, è proprio il nome del disco – molte volte. Ci sono ritornato ancora ed ancora. In un periodo che sentivo privo di stimoli all’inizio e poi pieno di ansia e novità, “.” è stato il mio disco comfort. Tra tutti i dischi di M¥SS KETA, questo mi sembra il meno ambizioso, eppure il più vero e il più personale. Qualunque team di persone ci siano dietro la maschera, mi sembra si siano davvero divertite a produrlo, senza sovrastrutture, senza voler cercare a tutti i costi la canzone che diventasse virale, la PAZZESKA o UNA DONNA CHE CONTA, per intenderci. Nonostante questo, il disco rimane furbo come tutta la musica di M¥SS KETA, sempre creativa e magnificamente prodotta, ma senza dimenticare di strizzare l’occhio ai trend. Al di là dell’attualità, però, il suono del disco è quasi sempre molto classico, anzi nostalgico, una continua citazione alle atmosfere italiane anni ’90. È trash, certo, ma trash fatto con amore.
“.” inizia con LEI, che è una dichiarazione d’intenti, di un disco più autonomo e personale, che non cerchi il successo a tutti i costi: Non voglio feat su questo cazzo di disco / sono qui, il preludio di un danno pubblico / Non sto cercando la pace / Lei è così: o ti piace o ti piace. L’atmosfera è vagamente apocalittica e resa surreale dall’accostamento del tappeto di bassi profondi, campiture elettroniche, campioni di canto lirico e musica classica. LES MISERABLES è costruita su una base house cristallina e classica, prodotta alla perfezione. La canzone è una divertente parodia del ridicolo mondo social, che raggiunge l’apoteosi nella cultura milanese, fatto di social media manager, personaggi fuffa di ogni tipo, pagamenti in visibility. La Myss prende a piene mani – come sempre – anche dal mondo dell’hip-hop, con VOGLIONO ESSERE ME, una classica canzone autoreferenziale, ma che riesce comunque ad essere autoironica. Una base sensuale e hip-hop, vagamente electro, M¥SS KETA che se la prende con tutti i suoi immaginari epigoni e la canzone è già tutta qui.
DIVORZIATA è una canzone divertentissima, in cui l’artista crea ancora una nuova fantasia, racconta ancora un’altra storia. Una techno lenta che si arricchisce di una sintetizzatore retrò da anni ’90 e una storia trash di una arricchita che divorzia, cercando di prosciugare il suo ex e continuare a vivere nel lusso: Tribunale / Porsche Cayenne / Autoreggente e / Louboutin / Villa a Ponza / Chalet a Cortina / Questa stronza, sì / Ti rovina. M¥SS KETA LOVES PEGASO è un tuffo in ancora un nuovo universo: l’età d’oro degli anni ’90 delle discoteche italiane, che spesso è stata svilita e considerata puro e semplice trash. Alla fine del pezzo, in un crescendo finale, un campione di una delle serate con Franchino al microfono è un omaggio al dj, che la Myss stessa definisce un filosofo in un’intervista.
IT GIRL è dritta, potente, scandita da un kick profondo e preciso. Un sintetizzatore a sirena aggiunge drammaticità. Il testo mette in scena, ancora una volta, l’infinita mole di scene e mondi da cui M¥SS KETA attinge costantemente: da Berlino, all’alta moda, ai politici italiani della Prima Repubblica. E, tanto per cambiare, è sempre divertentissima nella collisione di mondi scatenata dai suoi folli accostamenti: Lampugnano, sushi lover / Cicciolina, Craxi driver. Per quanto abbastanza in ritardo, 160 BPM sembra un folle e martellante inno hard techno da post-pandemia e non a caso ricorda tantissimo i Brutalismus 3000 (e sì, il livello di trash è lo stesso). In un emozionante inno rave a tutta velocità (160 BPM non sono pochi), la Myss fa una dichiarazione d’amore al puro edonismo del dancefloor: Io sono il paradosso / dimostro che desiderando esisto. Come anche in altri pezzi, si nota una ricerca di un’energia più grezza che in passato, di un’immediatezza e una drammaticità sottolineata dalle voci urlate, oppure distorte.
Il mondo costruito da M¥SS KETA è soltanto una evanescente fantasia, un rifugio. Dopo, bisogna tornare a casa. Ma ci portiamo dietro il potere di sapere che possiamo creare il nostro mondo. Possiamo riprenderci un po’ della nostra libertà. E, forse, qualche glitter ci è rimasto ancora addosso e i bassi ci rombano ancora nelle orecchie.
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Pubblicato il 6 Dicembre 2025
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